{"id":679,"date":"2026-05-21T15:03:52","date_gmt":"2026-05-21T15:03:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.guidadnsh.it\/?p=679"},"modified":"2026-05-21T15:28:15","modified_gmt":"2026-05-21T15:28:15","slug":"dnsh-e-servizi-cloud-conformita-audit-e-lacune-normative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.guidadnsh.it\/?p=679","title":{"rendered":"DNSH e servizi cloud: conformit\u00e0, audit e lacune normative"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si acquistano servizi <em>cloud <\/em>nell&#8217;ambito del PNRR, deve essere verificato che il fornitore rispetti il principio <strong>DNSH<\/strong> (&#8220;Do No Significant Harm&#8221; \u2014 non arrecare danno significativo all&#8217;ambiente). Per i <em>data centre<\/em> e i servizi <em>cloud <\/em>questo significa dimostrare che il fornitore gestisce il proprio <em>data centre<\/em> in modo efficiente dal punto di vista energetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin qui sembra semplice. Il problema \u00e8 che il percorso per dimostrarlo formalmente \u00e8 costruito su una norma europea che richiede qualcosa che il mercato non \u00e8 ancora in grado di fornire in modo giuridicamente strutturato. Questa mini guida prova a spiegare il quadro normativo, le sue lacune, e le risposte disponibili a seconda del contesto.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1. Il quadro normativo: da dove viene il requisito<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La Tassonomia UE e il Regolamento Delegato<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto di partenza \u00e8 il <strong>Regolamento Delegato (UE) 2021\/2139<\/strong> (&#8220;Climate Delegated Act&#8221;), che traduce gli obiettivi climatici della Tassonomia UE (Reg. UE 2020\/852) in criteri tecnici per settore. Per i data centre il criterio di riferimento \u00e8 la <strong>Sezione 8.1 dell&#8217;Annex I<\/strong>, attivit\u00e0 &#8220;Data processing, hosting and related activities&#8221; (NACE J63.11). Questo Regolamento \u00e8 in vigore dal <strong>1\u00b0 gennaio 2022<\/strong> ed \u00e8 direttamente applicabile in tutta l&#8217;UE.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La Guida MEF in Italia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia, la <strong>Guida MEF sulle acquisizioni di servizi cloud<\/strong> ha recepito questi criteri sotto forma di schede di verifica (<strong>schede 6 e 8<\/strong>), organizzate in due fasi:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Ex ante<\/strong> (prima dell&#8217;acquisto): tra i requisiti, la certificazione <strong>ISO 14001<\/strong> come elemento dirimente.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Ex post<\/strong> (a contratto in corso o concluso): verifica che le pratiche dichiarate siano effettivamente attuate, inclusa la domanda sull&#8217;audit di terza parte sull&#8217;adesione al European Code of Conduct.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema principale si pone in fase ex-post: mentre per l&#8217;appunto in fase ex ante \u00e8 evidente che il possesso della ISO 14001 \u00e8 il &#8220;jolly&#8221; che permette di smarcare tutti i punti, la fase ex post risulta pi\u00f9 complessa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"264\" src=\"https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/scheda8_expost-1024x264.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-681\" srcset=\"https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/scheda8_expost-1024x264.jpg 1024w, https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/scheda8_expost-300x77.jpg 300w, https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/scheda8_expost-768x198.jpg 768w, https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/scheda8_expost.jpg 1035w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2. L&#8217;European Code of Conduct per i Data Centre: cos&#8217;\u00e8<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>European Code of Conduct for Energy Efficiency in Data Centres<\/strong> (EU CoC) \u00e8 un&#8217;iniziativa volontaria della Commissione Europea, gestita dal <strong>JRC<\/strong> (Joint Research Centre) di Ispra. Esiste dal 2008 e raccoglie operatori di data centre che si impegnano a seguire un insieme di best practice per l&#8217;efficienza energetica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il CoC prevede due ruoli:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Participant<\/strong>: operatore di data centre che aderisce, implementa le best practice e invia dati energetici annualmente al JRC.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Endorser<\/strong>: organizzazione (fornitore, consulente, associazione) che promuove il CoC senza gestire direttamente un data centre.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le best practice sono classificate in <strong>&#8220;expected practices&#8221;<\/strong> (attese, da implementare) e pratiche raccomandate ma facoltative. Le expected practices rilevanti ai fini della Tassonomia sono circa <strong>106<\/strong> su un totale di circa 162.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3. Come funziona il reporting annuale al JRC<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo meccanismo \u00e8 spesso frainteso. Il funzionamento esatto \u00e8 descritto nella <strong>Introductory Guide JRC v.3.4.0 (2023)<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>\u00c8 il <strong>fornitore (Participant)<\/strong> che invia il Reporting Form al JRC entro il <strong>28 febbraio<\/strong> di ogni anno per i dati dell&#8217;anno precedente.<\/li>\n\n\n\n<li>Il form contiene: <strong>dati energetici mensili<\/strong> (consumi, PUE e altri KPI) e una <strong>autovalutazione sulla compliance<\/strong> con le expected practices.<\/li>\n\n\n\n<li>La <strong>segreteria JRC valuta il form<\/strong> e notifica al fornitore l&#8217;esito entro 30 giorni lavorativi.<\/li>\n\n\n\n<li>I Participant che <strong>non inviano il report annuale perdono il Participant status<\/strong> e vengono rimossi dalla lista pubblica.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Cosa significa la presenza nella lista JRC<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il sito JRC E3P pubblica la lista aggiornata di tutti i Participant attivi. La presenza in questa lista \u00e8 la prova che il reporting annuale \u00e8 stato inviato e accettato: chi non ha adempiuto viene rimosso.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per verificare l&#8217;adesione di un fornitore: <a href=\"https:\/\/e3p.jrc.ec.europa.eu\/en\/groups\/data-centres-code-conduct\/participants\">e3p.jrc.ec.europa.eu\/en\/groups\/data-centres-code-conduct\/participants<\/a><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il limite del reporting annuale<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il reporting annuale al JRC \u00e8 una <strong>autodichiarazione del fornitore<\/strong>, verificata solo documentalmente dalla segreteria JRC. Il JRC non visita il data centre, non interroga i sistemi, non verifica fisicamente le pratiche. \u00c8 una verifica amministrativa, non un audit tecnico. Questa distinzione \u00e8 fondamentale per quanto segue.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4. Il requisito dell&#8217;audit indipendente: cosa dice la norma<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il testo del Regolamento Delegato<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Reg. Delegato 2021\/2139, Annex I, Sezione 8.1, punto II (Substantial contribution criteria), stabilisce:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;The implementation of those practices is verified by an independent third-party and audited at least every three years.&#8221;<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 testo legislativo vincolante UE<\/strong>, in vigore dal 1\u00b0 gennaio 2022.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">A quale contesto si applica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il requisito dell&#8217;audit di terza parte riguarda il criterio di <strong>contributo sostanziale alla mitigazione climatica<\/strong> (Annex I). Per il DNSH (Annex II) la norma richiede solo &#8220;best efforts&#8221;, <strong>senza obbligo esplicito di audit<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><thead><tr><th><\/th><th><strong>Annex I<\/strong> \u2013 Contributo sostanziale CCM<\/th><th><strong>Annex II<\/strong> \u2013 DNSH per la mitigazione<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Requisito CoC<\/td><td>Tutte le expected practices<\/td><td>Best efforts + practices con valore massimo (5)<\/td><\/tr><tr><td>Audit terza parte<\/td><td>\u2705 Obbligatorio ogni 3 anni<\/td><td>\u274c Non richiesto<\/td><\/tr><tr><td>A chi si applica<\/td><td>Chi dichiara Taxonomy-alignment<\/td><td>Chi dimostra DNSH<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <strong>schede MEF<\/strong> applicano il requisito di audit anche al DNSH ex post, attingendo al criterio pi\u00f9 stringente dell&#8217;Annex I: un&#8217;interpretazione pi\u00f9 restrittiva di quanto il Regolamento richieda per il solo DNSH.<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Regolamento richiedeva un audit di terza parte, ma il CoC era strutturato come una raccolta di <strong>raccomandazioni volontarie<\/strong>, non come requisiti verificabili. Non c&#8217;era modo per un auditor esterno di condurre una verifica formale. Il JRC lo ha riconosciuto esplicitamente nel documento JRC131733 (2023):<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;The CoC is a useful collection of best practices but lacks a framework for third-party control, hindering the practical application of the above-mentioned technical screening criterion.&#8221;<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In risposta, la <strong>DG CONNECT<\/strong> ha incaricato il <strong>TIC Council<\/strong> (Testing, Inspection and Certification Council) di produrre un framework operativo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5. Il JRC Assessment Framework (JRC131733, 2023)<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 il <strong>JRC Assessment Framework<\/strong>, pubblicato nel 2023 con riferimento JRC131733: una riformulazione delle 106 expected practices del CoC in linguaggio auditabile (da raccomandazioni a requisiti verificabili), senza modificare i contenuti. Il documento indica gli standard ISO di riferimento per chi vuole condurre questi audit: ISO\/IEC 17000, ISO\/IEC 17021, ISO\/IEC 17029:2019, ISO\/IEC 19011.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il framework \u00e8 stato commissionato esplicitamente come <strong>&#8220;temporary assessment framework&#8221;<\/strong> \u2014 soluzione ponte in attesa di qualcosa di pi\u00f9 strutturato, probabilmente uno standard EN o ISO\/IEC specifico per i data centre, la cui disponibilit\u00e0 \u00e8 prevista non prima del 2026-2027.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">6. Il punto centrale: lo schema di audit non esiste<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il JRC Assessment Framework esiste come documento, ma <strong>non esiste lo schema<\/strong> che lo renderebbe operativo come strumento di verifica formalmente riconosciuto. Manca:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>uno schema di accreditamento specifico (tipo IAF\/EA) per organismi che vogliano condurre audit CoC<\/li>\n\n\n\n<li>un registro europeo o nazionale degli organismi autorizzati<\/li>\n\n\n\n<li>un programma di qualificazione degli auditor per i 106 criteri<\/li>\n\n\n\n<li>linee guida nazionali italiane<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La fonte di settore pi\u00f9 autorevole \u2014 <strong>Uptime Institute, novembre 2025<\/strong> \u2014 lo conferma:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;The formal requirements for third-party auditors are currently somewhat unclear.&#8221;<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un organismo terzo (DNV, Bureau Veritas, T\u00dcV) potrebbe tecnicamente condurre un audit sui 106 criteri del JRC131733, ma lo farebbe senza accreditamento specifico: il documento risultante sarebbe un parere tecnico qualificato, non una certificazione n\u00e9 una verifica ai sensi di legge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In sintesi: l&#8217;obbligo normativo \u00e8 chiaro e vincolante dal 2022. Lo strumento operativo esiste. Ma lo schema di accreditamento degli auditor non \u00e8 stato formalizzato. Il requisito \u00e8 quindi attualmente non eseguibile in modo giuridicamente certificato \u2014 e questo non \u00e8 imputabile ai soggetti attuatori, ma \u00e8 una lacuna del quadro normativo europeo stesso.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table class=\"has-fixed-layout\"><thead><tr><th>Elemento<\/th><th>Stato a maggio 2026<\/th><\/tr><\/thead><tbody><tr><td>Obbligo di audit terza parte ogni 3 anni (Annex I)<\/td><td>\u2705 Stabilito \u2013 Reg. Delegato 2021\/2139<\/td><\/tr><tr><td>Obbligo per il solo DNSH (scheda MEF n.6\/8)<\/td><td>\u26a0\ufe0f Interpretazione estensiva MEF<\/td><\/tr><tr><td>JRC Assessment Framework (106 criteri auditabili)<\/td><td>\u2705 Pubblicato \u2013 JRC131733, 2023<\/td><\/tr><tr><td>Schema di accreditamento specifico per auditor CoC<\/td><td>\u274c Non esiste<\/td><\/tr><tr><td>Registro degli organismi autorizzati<\/td><td>\u274c Non esiste<\/td><\/tr><tr><td>Standard definitivo EN\/ISO per data centre<\/td><td>\u23f3 In sviluppo, previsto 2026-2027<\/td><\/tr><tr><td>Linee guida nazionali italiane<\/td><td>\u274c Non esistono<\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">7. Il ruolo di ISO 14001 e ISO 50001<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ISO 14001 e ISO 50001 sono citate nel CoC come pratiche raccomandate (rispettivamente 3.2.5 e 3.2.6) con valore 3 nella scala di priorit\u00e0 \u2014 non &#8220;expected practices&#8221; al livello massimo (5). Questo significa:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>non sostituiscono l&#8217;audit CoC<\/strong> n\u00e9 risolvono il requisito del Reg. Delegato a livello europeo<\/li>\n\n\n\n<li>certificano l&#8217;esistenza di un sistema di gestione strutturato (ambientale o energetico), non che le 106 pratiche CoC siano implementate<\/li>\n\n\n\n<li>ISO 14001 come &#8220;elemento dirimente&#8221; ex ante nella scheda MEF \u00e8 una semplificazione operativa italiana, priva di corrispondenza diretta nel testo europeo<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">8. Proviamo a tirare le fila: due perimetri, due risposte diverse<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lacuna normativa descritta nei paragrafi precedenti ha risposte diverse a seconda del soggetto e del contesto normativo di riferimento.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Soggetti CSRD \/ Taxonomy-alignment europeo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per le grandi imprese soggette alla <strong>Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)<\/strong> e per gli operatori di data centre che vogliono dichiarare <strong>Taxonomy-alignment<\/strong> ai sensi del Reg. Delegato 2021\/2139 (rilevante anche per istituti finanziari soggetti a SFDR), la lacuna rimane <strong>aperta a livello europeo<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>la FAQ italiana del Dipartimento per la Trasformazione Digitale non ha valore in questo contesto<\/li>\n\n\n\n<li>il requisito di audit di terza parte ogni 3 anni (Annex I) resta vincolante<\/li>\n\n\n\n<li>lo schema per adempiervi formalmente non esiste ancora<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi rientra in questo perimetro deve documentare la lacuna normativa, adottare la migliore approssimazione disponibile (ISO 14001 + ISO 50001 + adesione CoC + eventuale rapporto tecnico di terza parte sui 106 criteri JRC131733 anche senza accreditamento specifico), e monitorare l&#8217;evoluzione verso lo standard EN\/ISO definitivo atteso nel 2026-2027.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La risposta ufficiale per il PNRR italiano: la FAQ del Dipartimento per la Trasformazione Digitale (ottobre 2025)<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>Dipartimento per la Trasformazione Digitale<\/strong> ha pubblicato sul portale PA digitale 2026 una FAQ dedicata, aggiornata il <strong>20 ottobre 2025<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8220;Il possesso della certificazione UNI EN ISO 14001 assolve tutti i vincoli DNSH?&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;S\u00ec, la certificazione UNI EN ISO 14001 equivale al rispetto di tutti i vincoli DNSH inclusi i punti di controllo ex-post delle CL DNSH 6 e 8.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La certificazione 14001 copre tutti gli aspetti ambientali e prevede anche una verifica da parte di un ente terzo indipendente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Inoltre, la certificazione 14001 \u00e8 riconosciuta come requisito equivalente sia all&#8217;adesione al Code of Conduct Europeo sia al rispetto dei Criteri UE in materia di appalti pubblici verdi per data center, sale server e servizi cloud.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Potendo tuttavia effettuare una sola scelta in Piattaforma in fase di aggiornamento del DNSH post completamento del progetto, nonostante si ritenga per i motivi sopra menzionati che sia possibile rispondere &#8220;s\u00ec&#8221; a entrambe le modalit\u00e0 di adesione alle buone pratiche ecologiche, si suggerisce di selezionare l&#8217;opzione relativa all&#8217;adesione al European Code of Conduct for Data Centre Energy Efficiency e alla verifica dell&#8217;applicazione delle best practices almeno ogni tre anni, in quanto pi\u00f9 rappresentativa del contenuto della certificazione ISO 14001.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La verifica triennale dell&#8217;applicazione delle best practices \u00e8 altres\u00ec coperta dal mantenimento almeno della certificazione UNI EN ISO 14001.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2014 Fonte: <a href=\"https:\/\/padigitale2026.gov.it\/supporto\/domande-frequenti\/progetti\/certificazione-unieniso14001-dnsh\">padigitale2026.gov.it<\/a>, aggiornato il <strong>20 ottobre 2025<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Questa FAQ \u00e8 la chiusura definitiva per il PNRR<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1. Scioglie il nodo principale.<\/strong> ISO 14001 \u2014 con i suoi audit periodici di terza parte da organismi accreditati \u2014 assorbe integralmente i vincoli DNSH delle schede 6 e 8, inclusa la verifica triennale delle expected practices CoC.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2. Riconosce implicitamente la lacuna.<\/strong> La pubblicazione di questa FAQ nel 2025, tre anni dopo l&#8217;entrata in vigore del Reg. Delegato, conferma che l&#8217;ambiguit\u00e0 era reale e diffusa tra i soggetti attuatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3. Fornisce un&#8217;indicazione operativa sulla piattaforma.<\/strong> PA digitale 2026 consente una sola selezione ex-post: il Dipartimento suggerisce di scegliere l&#8217;opzione &#8220;EU Code of Conduct + verifica triennale&#8221; come pi\u00f9 rappresentativa, chiarendo per\u00f2 che ISO 14001 le copre entrambe.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La formulazione per il fascicolo DNSH (perimetro PNRR)<\/h3>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;La certificazione UNI EN ISO 14001 in corso di validit\u00e0, rilasciata da organismo di certificazione accreditato Accredia, \u00e8 riconosciuta dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale come equivalente al rispetto di tutti i vincoli DNSH relativi alle schede 6 e 8, inclusa la verifica triennale delle expected practices del EU Code of Conduct for Data Centre Energy Efficiency. La verifica di terza parte indipendente \u00e8 assicurata dagli audit periodici di sorveglianza e rinnovo della certificazione ISO 14001 (fonte: FAQ PA digitale 2026, aggiornata il 20 ottobre 2025).&#8221;<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Riferimenti<\/h2>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Regolamento (UE) 2020\/852 (Tassonomia UE)<\/li>\n\n\n\n<li>Reg. Delegato (UE) 2021\/2139, Annex I, Sezione 8.1<\/li>\n\n\n\n<li>JRC Assessment Framework JRC131733, European Commission Joint Research Centre, 2023<\/li>\n\n\n\n<li>EU Code of Conduct for Energy Efficiency in Data Centres, versione 2023 e 2025 (JRC E3P)<\/li>\n\n\n\n<li>ICT Code of Conduct Introductory Guide v.3.4.0, JRC124057, 2023<\/li>\n\n\n\n<li>Guida MEF sulle acquisizioni di servizi cloud, schede 6 e 8<\/li>\n\n\n\n<li>Uptime Institute Intelligence, &#8220;Critical role for Europe&#8217;s data center code of conduct&#8221;, novembre 2025<\/li>\n\n\n\n<li>DG CONNECT, &#8220;Call for experts to draft a temporary assessment framework for data centre activities&#8221;, luglio 2022<\/li>\n\n\n\n<li>Dipartimento per la Trasformazione Digitale, FAQ PA digitale 2026 &#8220;Il possesso della certificazione UNI EN ISO 14001 assolve tutti i vincoli DNSH?&#8221;, aggiornata il 20 ottobre 2025<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si acquistano servizi cloud nell&#8217;ambito del PNRR, deve essere verificato che il fornitore rispetti il principio DNSH (&#8220;Do No Significant Harm&#8221; \u2014 non arrecare danno significativo all&#8217;ambiente). Per i data centre e i servizi cloud questo significa dimostrare che il fornitore gestisce il proprio data centre in modo efficiente dal punto di vista energetico. &#8230; <a title=\"DNSH e servizi cloud: conformit\u00e0, audit e lacune normative\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.guidadnsh.it\/?p=679\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su DNSH e servizi cloud: conformit\u00e0, audit e lacune normative\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":682,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_uag_custom_page_level_css":"","_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[27],"tags":[43,5,10],"class_list":["post-679","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-in_pratica","tag-digitale","tag-dnsh","tag-schede-techicne"],"uagb_featured_image_src":{"full":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH.jpg",477,400,false],"thumbnail":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH-150x150.jpg",150,150,true],"medium":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH-300x252.jpg",300,252,true],"medium_large":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH.jpg",477,400,false],"large":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH.jpg",477,400,false],"1536x1536":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH.jpg",477,400,false],"2048x2048":["https:\/\/www.guidadnsh.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/cloud_DNSH.jpg",477,400,false]},"uagb_author_info":{"display_name":"Cigolotti Marco","author_link":"https:\/\/www.guidadnsh.it\/?author=1"},"uagb_comment_info":0,"uagb_excerpt":"Quando si acquistano servizi cloud nell&#8217;ambito del PNRR, deve essere verificato che il fornitore rispetti il principio DNSH (&#8220;Do No Significant Harm&#8221; \u2014 non arrecare danno significativo all&#8217;ambiente). 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